
PETTINENGO 23-6-2025Le coperte che presentiamo nella mostra sono l’esempio più alto della capacità manifatturiera delle genti di queste valli all’inizio del secolo passato. Il materiale è canapa coltivata localmente, tessuta a telaio manuale, stampata colmetodo “a riserva” e tinto al tino con guado che dà il tipico colore blu e che veniva coltivato in Piemonte soprattutto in Monferrato. Diversamente dalle altre tinture naturali, che spesso venivano prodotte in casa con vegetali raccolti localmente, il guado è una pianta da cui estrarre il colore blu secondo un processo complicato in quanto non è solubile in acqua: macerazione, fermentazione, precipitazione, ossidazione e tintura costituiscono le diverse fasi per estrarre il colore dalle foglie e successivamente per tingere i tessuti. I disegni bianchi vengono ottenuti con una tecnica di stampa detta “a riserva”, ovvero vengono stampate, con una pasta a base di farine, che impedisce al colore di penetrare durante l’immersione del tessuto nel bagno colore. Questi tessuti sono conosciuti come indiennes o imprimerie porcellaine e, dalla metà del Seicento divennero molto in voga in tutta Europa. A Sagliano, successivamente diventato Sagliano Micca, già alla metà del Seicento era conosciuta una frazione dal nome “Tengior”, ovvero tintoria. Essa è già presente nella stampa a volo di uccello del Theatrum Sabaudiae, stampata nel 1682. In questo luogo, sulle rive della Morezza che sfocia nel fiume Cervo, nel Settecento venne introdotta la stampa a riserva con la tintura in indaco; i disegni venivano forniti da artisti di passaggio e venivano riportati da abili artigiani su stampi generalmente in bronzo. A cura di Sissi Castellano e Stefano Panconesi. Si ringrazia Pierangelo Costa e Casa Museo Alta Valle Cervo per i prestiti.